l'Associazione
L'idea di questa associazione è nata spontaneamente nel settembre 1999 quando un gruppo di mamme ha iniziato a ritrovarsi periodicamente con i propri bimbi a turno nelle proprie abitazioni per favorire la loro socializzazione e per trovare soluzioni autogestite per il loro accudimento.
E' allora iniziata un'esperienza straordinaria che, partendo da finalità essenzialmente calibrate sull’accudimento, si è ben presto trasformata in una felice sperimentazione nell'educazione e nella didattica rivolte ai bambini di età compresa tra gli 8 mesi e i 3 anni.
L'iniziativa è proseguita per un anno in uno spazio messo a disposizione dalla parrocchia di San Simeon nel centro storico di Venezia. E nel giugno 2001 il nostro "non più piccolo" gruppo di genitori ha deciso di fondare l'Associazione BarchettaBlu.
A partire dal dicembre 2001 l'associazione realizza, in collaborazione con il Comune di Venezia, il progetto "Famiglie insieme" che vede coinvolti 54 bambini, suddivisi in 18 "nidi famiglia": gruppi di tre bambini, accuditi da un'educatrice specializzata ciascuno, e ospitati nell'abitazione di una delle tre famiglie coinvolte nel progetto.
Dall’ottobre 2002 il Comune di Venezia ha affidato a BarchettaBlu anche lo spazio "SoleSale" che ospita permanentemente 24 bambini e accoglie i bambini dei nidi in famiglia per attività specifiche. Al pomeriggio il "SoleSale" è sede di una ludoteca e di laboratori, che promuovono e offrono diverse iniziative creative e formative rivolte ai bambini e alle famiglie, inclusa una biblioteca aperta a tutti, che aprirà a breve.
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l'impostazione pegagogica
L'intento del nucleo dei genitori fondatori è stato fin dal principio quello di creare un punto di riferimento per bambini e genitori che possa soddisfare sia le esigenze dei più piccoli, attraverso adeguate attività ludiche, sia quelle dei genitori che in questo modo possono partecipare attivamente alle attività svolte dai propri figli.
Proprio per questo si è voluto creare un luogo d'incontro, di discussione, di confronto, che permetta la valorizzazione delle idee dei singoli, lo sviluppo costante di nuovi progetti e non da ultimo la condivisione di più famiglie di esperienze comuni.
Forse la parola magica è partecipazione. Partecipazione ad una piccola comunità, ma soprattutto all’educazione dei figli. Noi crediamo che l’educazione non si possa delegare in toto a un’istituzione o a una persona senza un confronto continuo sulle linee educative. Un confronto che si sviluppa lungo diverse linee: partecipazione agli incontri “istituzionali”, ma anche contributi personali al progetto, riflessione sui propri metodi educativi, sui rapporti con i figli e, specularmente, con le altre persone. In breve, tolleranza, assunzione di responsabilità e soprattutto, una continua mediazione, spesso faticosa, ma importante per la nostra crescita come persone e come genitori.
Il grande impegno che questo progetto richiede ai genitori è contraccambiato da una grande flessibilità e disponibilità verso la famiglia; sempre si è cercato di favorire soluzioni individuali che rispondessero nel modo migliore alle esigenze dei bambini e delle famiglie.
E i bambini? Crediamo che il giudizio positivo sulla nostra esperienza sia stato unanime. Il piccolo gruppo offre sicurezza, protezione, un ambiente familiare che favorisce fiducia e autostima. Allo stesso tempo un’educatrice qualificata, sostenuta dalla pedagogista con un’adeguata programmazione, propone attività stimolanti e diversificate che accendono il naturale entusiamo dei bambini, favorendo una crescita serena verso l’autonomia.
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dicono di noi
I genitori
"Il successo dell'asiletto, come noi lo chiamiamo familiarmente, è da attribuire alla volontà e determinazione delle mamme che lo hanno concepito, strutturato, e fatto crescere fino a renderlo una realtà sociale molto più importante di quanto possa sembrare a prima vista."
Alberto Gardin, papà di Giacomo
"Sorpresa, entusiasmo e soddisfazione nell’arrivare al nido in famiglia, aprire la porta e veder tutti i bambini intorno ad un tavolo, con mani, viso, e grembiuli imbrattati di pasta di cacao, impegnati nel dipingere con le dita dei fogli di cartone, ridendo, urlando, sbattendo le manine sul tavolo."
Gaetano Ceschia, papà di Giovanni
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